I monumenti d’Abruzzo

San Panfilo monumento d’Abruzzo

Dove: SulmonaTipologia: CattedralePeriodo: 1075 -1119; post 1706

Indirizzo: Viale Giacomo Matteotti – 67039

Narra l’agiografia che San Panfilo morì a Corfinium, ma che una notte dei sulmonesi ne trafugarono il corpo per portarlo a Sulmona. Nel trasporto, fu lo stesso santo a indicare il luogo in cui voleva giacere: giunti nella zona detta “Bussi”, rese il suo corpo particolarmente pesante e impossibile da trasportare, tanto da costringere gli uomini a fondare lì la cattedrale di S. Panfilo.

Le notizie storiche e quelle agiografiche, come spesso accade, mancano di alcuni punti di tangenza. Secondo lo storico Celidonio, l’arrivo delle spoglie di San Panfilo dovette determinare l’ampliamento di una preesistente chiesa dedicata alla Vergine Maria e non una fondazione ex novo.

Le informazioni certe iniziano con l’anno 1075 quando il Chronicon Casauriense riporta la notizia secondo cui l’abate Trasmondo inizia la ricostruzione della chiesa di S. Panfilo e di quella di S. Pelino a Corfinio, anticipando dunque il cantiere desideriano di S. Liberatore a Maiella .

I lavori iniziano dalla cripta al di sopra della quale si innalza l’area presbiteriale ampiamente rimaneggiata nel corso dei secoli unitamente al corpo basilicale articolato in tre navate.

Alla morte del vescovo Trasmondo, nel 1080, probabilmente la cripta con le tre absidi esterne doveva essere completata, ma l’intera cattedrale era al di là da venire.

Nel 1119, durante l’episcopato di Gualtiero (1104-1128), che negli stessi anni si dedicava al completamento della cattedrale di Corfinio, l’edificio, evidentemente concluso, venne consacrato, ma poi ricevette una seconda consacrazione nel 1196: la particolarità del dato storico potrebbe essere spiegata con la necessità di apportare nuove modifiche strutturali alla chiesa, forse danneggiata da un terremoto.

Nel 1235, la città di Sulmona, di parte imperiale nelle lotte fra l’imperatore Federico II e il papa Gregorio IX, venne assediata dalle truppe pontificie che incendiarono anche la cattedrale, evento che si ripeté anche nel 1254 e ancora nel 1339 durante le battaglie contro i nemici provenienti da Pescocostanzo.

Sul finire del XIV secolo, con l’ampliamento della cinta muraria urbana, la cattedrale entra a pieno titolo nella città.

Fra il 1391 ed il 1394 Nicola Salvitti viene incaricato del completamento della facciata, forse danneggiata dal terremoto del 1349, con l’inserimento del rosone e la realizzazione del portale.

Al centro della lunetta un Compianto sul Cristo morto dipinto ad affresco dimostra la presenza di elementi figurativi proto-quattrocenteschi in stretta condivisione con la tomba De Petrinis presente all’interno, nel tratto sinistro della controfacciata. A questo fa da pendant un altro monumento funebre in cui riposa la sorella del vescovo, a destra della controfacciata, completato da una pittura murale raffigurante il Crocifisso fra i dolenti.

Secondo l’Amadio, il sistema di pilastri cilindrici con capitelli quadrati che ancora ripartisce in tre navate lo spazio interno della cattedrale dovette essere introdotto nell’ultimo ventennio del XIV secolo, dunque contestualmente al cantiere della facciata.

Al centro della navata destra si trova il Crocifisso ligneo proveniente forse da una donazione di papa Innocenzo VII che il Francovich ascrive alla seconda metà del XIV secolo ed in cui riconosce una commistione di elementi figurativi provenienti dalla cultura marchigiana intrisa di suggestioni medio adriatiche.

All’ultimo ventennio del XVII secolo risalgono un insieme di lavori concentrati sull’area presbiteriale e la cripta: furono infatti realizzate le due gradinate di accesso all’altare poste a cornice del grande vano della confessione, contornate dalla pregevole balaustrata realizzata nel 1678 da Giuseppe di Francesco da Pescocostanzo.

Il violentissimo terremoto che nel 1706 colpì anche Sulmona, insieme a molti centri dall’Abruzzo alla Calabria. Esso danneggiò molti monumenti cittadini, determinando la necessità di una ricostruzione che si tradusse in un aggiornamento secondo i gusti dell’epoca.

Nel 1751 Ferdinando Mosca da Pescocostanzo firmò il contratto per la realizzazione del coro ligneo intagliato e allo stesso torno di anni si deve assegnare la realizzazione della grande cupola con tiburio poligonale all’esterno; venne rifatta la muratura della parte superiore della facciata che incorpora il campanile e vennero aperte le due finestre laterali.

Durante l’episcopato di Mario Mirone (1840-1853) venne aggiunto alla navata sinistra un ambiente quadrangolare per la cappella del SS. Sacramento.

Nel 1905 i canonici della cattedrale affidano ad Amedeo Tedeschi la realizzazione di un ciclo di pitture con le Storie di S. Panfilo sulle volte della navata centrale ed uno con le Storie di S. Pietro Celestino intorno alla cupola; successivamente il Tedeschi passò anche alla decorazione della cappella del SS. Sacramento.

La cripta e le testimonianze medievali. La cripta, conserva le testimonianze più antiche relative alla storia del complesso. Articolata in sette navatelle con volte a crociera ricadenti sull’articolato sistema di capitelli di varia foggia, essa termina in tre absidi; nella centrale la sedia episcopale è posta in dialogo diretto con l’altare di San Panfilo in cui sono conservate le spoglie del Santo. Alla destra dell’altare Di fronte si trova la cosiddetta Madonna delle Fornaci: prodotto della scultura abruzzese del XII secolo che trova alcuni punti di tangenza con due altri gruppi di Madonna con Bambino presenti nel S. Pelino di Corfinio ed in S. Clemente a Casauria ; in particolare con quest’ultima condivide la paternità, essendo considerate entrambe opera del Maestro Acuto e da datarsi successivamente al 1176.

Nell’estrema navata destra, in prossimità dell’abside, è invece collocato un monumento funebre: al di sopra del sarcofago quadrangolare su cui doveva essere raffigurato il defunto, rimane un ampio brano di pittura dellaVergine con il Bambino in trono affiancata da S. Michele arcangelo S. Giovanni Battista ascritto ad una cultura figurativa trecentesca di matrice toscana.

Nel 1807 una grande opera di intonacatura e stuccatura della cripta ne alterò le antiche forme romaniche ripristinate nel corso di un moderno restauro.